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Full text of "Ragionamento del padre Ireneo Affo regio bibliotecario ... sopra una stanza dipinta dal celeberrimo Antonio Allegri da Correggio nel monistero di S. Paolo in Parma"

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raccolta 

VILLA ROSA 



NAPOLI 





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-S 'E - J 









RAGIONAMÉNTO 

DEL PADRE 



IRENEO AFFÒ 



REGIO BIBLIOTECARIO 



SOCIO ONOR; DELLA R. ACCADEMIA 
DELLE BELLE ARTI DI PARMA 
E DELLA CLEMENTINA 
Dì BOLOGNA 

SOPRA UNA STANZA 

DIPINTA 



DAL CELEBERRIMO 

ANTONIO ALLEGRI 

DA CORREGGIO 



NEL MONISTERO DI S. PAOLO 
IN FARMÀi 



■ 

PARMA 

DALLA STAMPERIA CARMIGNANI 

M. DCC. XCIV. 

CON APPROVAZIONE. 




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3 

ALLA CHIARISSIMA DONNA 



LA SIGNORA 

CLOTILDE TAMBRONI 

PRHCETTRICE DI LETTERE GRECHE 
NELLA BOLOGNESE UNIVERSITÀ* , 
ACCADEMICA CLEMENTINA , E INESTRICATA 
DI BOLOGNA, 

ETRUSCA DI CORTONA EC. 



chi donerò io , valorosissima Don- 
na, questo mio breve Opuscolo se non 
a voi, che avendomelo udito leggere 
nello scorso Luglio in casa vostra alla 
presenza di alcuni Valentuomini, ancora 
imperfetto ed abbozzato appena, tanto 
desiderio mostraste di vederlo alla luce? 

* % i 

A voi si donerollo, che nel mio pen- 
$ier convenendo circa l’aver il divino 
Correggio avuto in mente certi passi di 



I 



Poeti, e di Mitologi Greci, allorché di- 
pinse nel Monistero di San Paolo quel- 
la Stanza, di cui ragiono, córreste su- 
bito ai testi originali , e francamente 
spiegandoli, e con soave facondia espo- 
nendoli, nel ihio giudizio mi conferma* 
ste . Lo donerò a voi , che delle belle 
Arti amantissima , e come tale accolta 
nella celeberrima Accademia Clementi- 
na delle medesime coltivatrice, e nell* 
altra non men famosa degl’ Inestricati , 
pronta ognora cogli applausi, e colle 
studiose fatiche a porger loro eccitamen- 
to e coraggio, impiegaste, non à guari, 
pubblicamente nella seconda l’ammirata 
Vostra eloquenza esaltandole , mentre 
con profondissima erudizione tornar sa- 
peste alla sua vera interpretazione un 
passo di Pausailia mal esposto da Ro- 
molo Amaseo , e qualche fallo emen- 
daste riscontrato da voi ne’ viaggi per 
la Grecia del giovane Anacarsi. Mo- 



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5 

tivi aggiungano ch’ia ve F offra e con- 
sacri il dipinto soggetto della castissi- 
ma Diana , che voi pudica e vergi- 
nella seguite ; il sacro Chiostro , do- 
ve rappresentasi , albergo di piissime 
Religiose , a similitudine delle quali , 
comechè in mezzo al Mondo , ritira- 
tissima e schiva d’ogni profano consor- 
zio vivete 5 ed il legame della quasi 
comune patria, giacché quantunque Bo- 
logna esulti di avervi apprestata la cul- 
la , gloriasi però il Ciel Parmigiano 
di avervi dati gli Avoli e il Genitore. 
Accettatelo adunque con lieta fronte; 
c se la bassa e natia mia prosa, mal 
corrispondente alla sublimità delle gre- 
che e toscane Poesie , che a voi riscos- 
sero gli applausi della colta Europa , e 
meritaronvi da codesta eccelsa Senato, 
ammirator del vostro virtuoso valore, 
la gloria di ammaestrare pubblicamen- 
te nelle greche lettere la gioventù , 



6 

sembrasse a taluno poco degna di voi; 
sappia scusarmene la vostra gentil cor- 
tesia, cui sarà facile il far credere co- 
sa per lo men tollerabile quella, che 
una volta riportò vanto di non esservi 
dispiaciuta . 




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7 






(Correva in Parma voce, che nell’ insigne 
Monistero di San Paolo , fondato sullo sca- 
dere del decimo secolo per sacre Vergini 
Benedettine dal piissimo Vescovo Sigefredo 
II, si ammirasse una Stanza dipinta dal ce- 
leberrimo Antonio Allegri da Correggio . La 
clausura, cui soggiace quel venerabile Chio- 
stro, agio non dava di vederla che a pochi; 
e rarissime volte a coloro , i quali o dal ge- 
nio , o dalla professione guidati alla intelli- 
genza dell’ arte , e al discernimento de’ ca- 
ratteri pittoreschi valessero a giudicarne. Se 
poi talvolta fu ammesso a pascerne lo sguar- 
do qualche Professor eccellente , soddisfatto 
questi delle sue brame non si curò di ren- 
dere cogli scritti, o co’ disegni pubblica te- 
stimonianza di sì prezioso tesoro : e ciò che 
è peggio, nelle Opere di chi l’aveva più di 
qualunque altro osservata , comechè del 
. Correggio , e de’ suoi maravigliosi dipinti in 
ogni pagina quasi ricordati fossero i pregi, 
non se ne fece, come dirò in appresso, col- 



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8 

pa d’ infauste combinazioni , la minima ri- 
cordanza . 

Tal voce quindi risuonando incertissima, 
venne pure oscurissimamente consegnata al- 
le carte dal primo, che volle perpetuarla, 
cioè dal Padre Don Maurizio Zappata Mona- 
co Gasinese morto l’ anno 1 709 , il quale 
scrivendo latinamente le Notizie delle Chie- 
se di Parma , rimaste inedite , giunto a trat- 
tare del Monistero di San Paolo , altro non 
seppe dire nel suo primo abbozzo originale 
conservato nel Monistero di S. Gioanni Van- 
gelista se non se: ornatur Cotnobium piSuris 
Conigli , non meglio spiegandosi in altro 
apografo della Reale Biblioteca , ove affermò 
trovarvisi fabulosa imagines a magno Gorrigio 
adumbratce . Ripugnava l’ intelletto a persua- 
dersi , che in un Chiostro di Sacre V ergini 
fosse invitato sì gran Pittore a rappresentare 
favolosi soggetti; ma sarebbesi acchetato, o- 
gni volta che l’ Opera dell’ erudito Monaco 
uscita fosse in luce qual riformolla egli stesso , 
e come dopo la morte sua la ripulì il cele- 
bre Padre Don Benedetto Bacchini, già suo 
discepolo in filosofia , disposto, a darla alle 
stampe; giacche in tale rifacimento, del Mo- 
nistero di San Paolo ragionandosi, detto ven- 
ne : in eo prx extern speciosissima extat 



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9 

aula mythistoriis amata Antonii Corrigli , ubi 
in fornice finxit infanta phires ad frondosi 
cacuminis fenestras ludentes. Non pareva più 
indecente questa pittura cosi descritta , se a 
farcene pensar male non appariva in pubbli* 
co l’anno 1725 un’anonima Descrizione per 
alfabeto di cento Quadri della Galleria Far- 
nese , colla Nota delle più famose Pittuie 
delle Chiese di Parma , ove dandosi per co- 
sa indubitabile , che la Camera dipinta in 
San Paolo fattura si è del Correggio , ren- 
detesi manifesto esservi rappresentata la Fa- 
vola di Diana con diversi chiari e scuri. 
L’immaginazione corse tosto a Diana inva- 
ghita di Endimione , indi alla poetica finzion 
di Atteone, che osò guatarla, mentre ignu- 
da se ne stava colle sue Ninfe nel bagno.; 
ed ebbe a scandalo , che mai tali gentilesche 
follie si volessero dipinte in un Monistero 
di Religiose. Chi amava conciliare il sogget- 
to colla purità di tal luogo si figurò ivi es- 
pressa Diana tra i boschi seguita dalle caste 
cacciatici seminude sue Ninfe dietro cervi, 
o cignali, persuadendosi che non altrimenti 
già vi fosse dipinta, per una. voce, quantun- 
que falsissima, uscita fino a’ giorni presenti 
dal Monistero , e passata nelle Memorie 
lasciateci del Correggio dal chiarissimo Ca- 




IO 

valier Abate Girolamo Tiraboschi (a) lumi* 
nare primario dell’ Italiana Letteratura , con 
mio ed universale cordoglio rapitoci dalla 
morte i mesi addietro, che alle pareti della 
Stanza venisse già dato di bianco, affin di to- 
glierne certe ignude figure, che non vi fu- 
rono giammai ; perchè i Professori entrati , 
come diremo , ad esaminare la Stanza , di 
cui parliamo , per istonacar che facessero 
leggermente le pareti sino alla prima calce , 
il minimo segno trovar non seppero di pit- 
tura . Per ultimo chi nè per una guisa , nè 
per l’ altra seppe riconoscer ornata ad uso di 
Monache quella Stanza, diedesi a crederla 
porzione un tempo di una Casa esteriore fat- 
ta dipingere da chi n’ era in possesso , finché 
acquistata dal Monistero ad effetto di allar- 
gare il recinto, vi rimase compresa. Clemen- 
te Ruta Pittor Parmigiano, accintosi a scrive- 
re il suo Libretto delle Pitture di Parma, do- 
vuto avrebbe toglierci da tante ambiguità ; 
ma spargendo con un ingrato silenzio questo 
affare di obblio, sopì l’entusiasmo ch’era 
forse per nascere di esaminarlo. 

Durava nulladimeno il bisbiglio di questo 
Correggesco lavoro, quando più anni ad- 



(*) Bibliot . Modin. Tom. VI pag. 261 . 



Dii 



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II 

dietro sen venne a Parma il celebre Antonio 
Rafaello Mengs Pittore della Corte di Spa- 
gna , il quale dopo aver quasi estatico amr 
mirate novellamente le altre volte osservate 
Cupole di San Giovanni Vangelista , e del 
Duomo, e dopo essersi beato in tutte le 
bellissime Tavole, Tele, e Freschi, onde a 
Parma il Correggio diè fama , invogliatosi di 
veder ciò ch’era ai Parmigiani invisibile, 
ottenne facoltà di entrare nel Monistero , e 
di appagare il nobile suo desiderio . La ma- 
raviglia , che render suole verbosi gli uomi- 
ni di focoso e vivace temperamento , sembra 
legare la lingua ai melanconici e pensierosi 
qual era Mengs; il quale uscito di là affer- 
mò bene essere quella Stanza un capo d’o- 
pera del Correggio, come attesta di aver u- 
dito dalla sua bocca stessa il Signor Gae- 
tano Callani nostro Accademico Professore, 
e Consigliere con voto ; ma eccitar non 
seppe in un’ Accademia florida qual è la no- 
stra , e composta di spiriti cosi elevati , 1’ ar- 
dor necessario per verificare , descrivere , 
disegnare , e far palese ciò , che al pari 
di ogni altro fin ora esaminato lavoro qua- 
lificava l’eccellenza del gran Maestro. Car- 
lo Giuseppe Ratti Pittor Genovese , aven- 
dogliene però tratto di bocca una descri- 



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IA 

rione ancorché languida, compiacquesi di 
comunicarla al Pubblico nelle sue Notizie 
intorno la Vita , e le Opere del Correggia 
stampate al Finale di Genova l’anno 1781 , 
ma non senza diversi falli , in questi precisi 
termini: Gioja nascosta si può chiamare la 
pittura , che è in una Stanca entro il Moni i* 
stero delle Monache dì S. Paolo in Parma, 
Convien credere , che questa fosse una volta 
abitazione cT un qualche Signore , e che poscia 
le Monache ne facessero r acquisto . Il Mengs 
passando per Parma ottenne dal Vescovo il 
permesso di vederla , e mi disse esser cosa 
veramente singolare ; che nella volta vi era 
un pergolato , in mezzo al quale vedevasi 
Diana sulle nubi: e siccome questa volta era 
tutta all intorno adornata di lunette , così al 
di fuori di queste vi erano effigiati varj Putti - 
ni del solito suo graziosissimo gusto scherzane 
ti con cani di caccia , e vi erano pure diver- 
si istrumenti di cacciagione . Nell interno poi 
delle lunette vi erano dipinti a chiaroscuro al- 
cuni bassi rilievi cavati da medaglie antiche , 
tra' quali uno ve n' era bellissimo rappresen- 
tante le tre Grazie , di cui sappiamo essersi 
servito Rafaello cT Urbino ; il che vie più 
conferma , che ignote non erano al DA COR-r 
REGGIO le idee de' Greci , e gli antichi loro 



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i3 

Monumenti , che esistono in Romd . Egli è 
pure un gran danno per r arte nostra , che 
Quest' Opera non Si possa liberamente gode - 
re , nè servire come le altre di comodo studio 
a chi brama apprènderne tutta la fine^a (a). 

Ma che ? Nel disporsi la mente a pre- 
stare assenso al testimonio maggior di ogni 
eccezione di Mengs , risowenivasi che mor- 
to egli nel 1 779 , eransi fatte apparir 1’ an- 
no dopo dalla Reale Tipografia Parmense 
in due tomi elegantissimi impresse tutte le 
Opere del là dotta sua penna , e che incon- 
trandosi in esse non solo un pieno Capito- 
lo sul Gusto, Disegno, Chiaroscuro <, Colo- 
rito , Composizione , e Ideale del Correggio , 
ma di più le Memorie concernenti la Vita , 
e le Opere sue , e le Riflessioni sopra l * ec- 
cellenza del suo dipingere , assai meglio » 
Che presso il Ratti, vi si sarebbe trovata 
descritta la elegante pittura . Lasciato quin- 
di in disparte il libro del Ratti si dava di 
piglio agli Scritti di Mengs , ove con in- 
credibile sorpresa idolatrate veggendosi fin 
le minime pennellate del Correggio , solo 
della nostra Stanza un profondissimo silen- 
zio vi si teneva . Qual confusione pertanto 



(«) Ratti Notìzie Storiche del Correggio pàg. 74, 



*4 

non generava una simile taciturnità? Pa- 
reva che non 6Ì potesse credere al Rat- 
ti quanto dissimulato era negli Scritti di 
Mengs : e la invettiva contro il medesimo 
Ratti comparsa nella ristampa Bassanesé del 
1783 , ove accusavasi di avere a Mengs 
involato la Vita del Correggio , e fattala 
sua col solo aggiugnervi cose di poco mo- 
mento , e fors anche sue capricciose inven- 
zioni (a) , avrebbeci fatto credere impostu- 
ra lo spacciato giudizio sulla Stanza di. San 
Paolo j se a difesa del Ratti , almeno in 
questa parte , non ci fosse valuta la de- 
posizione del prelodato Signor Callani, cui 
Mengs aveva fatto palese quanto anche al 
Ratti manifestò, dicendo di avere in quel 
dipinto riconosciuto F originai carattere del 
Correggio. 

« In tanta sospension di giudizj diveniva 
frattanto il silenzio di Mengs alla Pittura 
nostra fatale ; perchè il prelodato Cavalie- 
re Tiraboschi, nel darci le Notizie del 
Correggio tra quelle degli altri Pittori , 
Scultori, Incisori, ed Architetti natii degli 
Stati del Duca di Modena , una miglior de- 
scrizione jrecandoci della nostra Pittura ot- 



<«) 0{*re di Mengs Ediz. Bassan. T. II pag . 202 . 



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iS 

tenuta dal Signor Antonio Bresciani nostro 
Accademico Professore, e Consigliere con 
voto, che in occasion di dipingere nel Mo*. 
nistero ebbe a considerarla , fu di opinione , 
che come nulla ragionò Mengs di un Grot- 
tesco dipinto dal Correggio nel /Monistero 
di San Gioanni Vangelista , per esser ora 
ridotto a pessimo stato , così tacesse della 
Stanza di San Paolo, perchè mal tenuta, e 
dal tempo consunta (a) , facendo così cre- 
dere logora e guasta una Pittura , che as- 
solutamente è la più conservata di tutte le 
altre. Il benemerito delle belle Arti P. M. 
Guglielmo dalla Valle Minor Conventuale 
ne’ Supplementi al Vasari annoverando mi- 
nutamente le Pitture tutte del Correggio (£) , 
di questa sola si tacque, perchè non accen- 
nata da Mengs per essolui sì giustamente 
stimato -, e mostrò per tal guisa o di non 
crederla esistente, o di riputarla fattura al- 
trui , Per ultimo l’ Autore di un Dialo- 
ghetto Pittoresco , impresso sul principio 
dell’ anno corrente in fronte ad un Alma- 
nacco pubblicato in Parma, pose in tanta 
diffidenza la tradizione, che il Correggio di- 



(<») Luogo cit. 

(£) Tom. V del Vasari, che stampasi in Siena. 



i6 

fingesse in San Pàolo, e tante conghietture 
adunò in opposto , dirette a far giudicar 
ornata quella Stanza molto più tardi , che 
molti quasi se ne persuasero , e la ebbero 
per quistion terminata ; 

Ma sqùarcinsi una volta sì dense tenebre; 
Mengs realmente osservò quella Stanza , di 
veder la quale mosse in lui brama la tradi- 
2Ìon palesatagli dallo stesso Signor Callani , 
più volte informatone da Pietro Rubini me- 
diocre Pittor Parmigiano assai pratico delle 
cose operate dai Vecchj Artefici in questa 
Città . La vide , e la riconobbe una delle 
più belle còse trattate dal pennello di Cor- 
reggio ; ma scritte aveva egli già prima , e 
lasciate in mari d’altri le Notizie del gran 
Pittore còme raccolte ad uso di una socie- 
tà di uomini amanti della Storia delle Ar- 
ti applicatisi a tessere la Serie degli Uo- 
mini i più illustri nella Pittura , presa a 
stamparsi in Firenze Fanno 1769, in cui 
poi ebbe a dolersi di vederle mutilate e 
mal concie, come ci assicura il chiarissimo 
Signor Cavaliere Don Giuseppe Nicola d’ A- 
zara editóre éd illustratore degli Scritti di 
lui (a). Perduta quindi la voglia di più raf- 



Opère di Mengs Tom. II pag. ja . 



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17 

fazzonarle , e abbandonato il pensiero di 
comparir autore di una Vita novella del 
Correggio, in tempo che i fatti più interes- 
santi erano stati nella predetta collezion pa- 
lesati, sen venne a Parma per tornare in 
Ispagna. Qui ebbe agio di contemplare l’in- 
osservato Correggesco lavoro , e ne indicò 
poscia al Ratti il soggetto , esortandolo in 
seguito con lettera scrittagli da Madrid nel 
1774 a voler egli stesso darsi premura di 
scrivere più copiosamente la Vita di un tan- 
to Artefice; giacché dovendo allora venir a 
trar copia della famosa sua Tavola conser- 
vata nella Reale Accademia 'di Parma, poteva 
pur anche aver comodo di raccoglierne le 
più esatte memorie (a). Per questo le No- 
tizie del Correggio , un tempo messe insieme 
da Mengs , non già da tutt’ altri ( come 
troppo francamente à voluto dire P Autor 
anonimo della Lettera ad un Amico, nella 
quale si dà contesa del Cavalier Carlo Giu- 
seppe Ratti stampata alla macchia, quasi 
che le Opere di Mengs tedesche e spagnuole 
pubblicate mentre viveva, mostrato non lo 
avessero capacissimo di questa e di migliori 
cose ) , rimasero tra le sue carte quali già 



(a) Ratti nella Prefazione ai Leggitori . 

B 



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i8 

scritte furono da principio , e senza ch'egli mai 
più si curasse di aggiugnervi ciò che sperava 
uu giorno palesato sulla sua fede dal Ratti; e 
restituitosi quindi a Roma vi mori, come dis- 
si, nel 1779. Il Cavaliere suo parzialissimo 
ammiratore nel raccoglierne con gran fatica 
gli Scritti, obbliate non volle tali Notizie , ac- 
ciò costasse come e perchè le avess’ egli adu- 
nate : e tanto piacque all’esattissimo Signore di 
darcele genuine , che , sebbene avesse contez- 
za della nostra Pittura, non volle aggiugnere 
al manoscritto pur una linea per indicarcela ; 
il che sarà sempre a me prova incontrasta- 
bile dell’ esserci state le Opere di Mengs 
tramandate sincere . 

Nè spaccio favola in dir consapevole il Ca- 
valiere delle Pitture di S. Paolo, nè a biasimo 
voglio che tornigli l’averle dissimulate, giac- 
ché riserbavasi a farle un giorno in miglior 
maniera palesi; siccome prova Tessersi egli 
poscia con gran calore adoperato, acciò fos- 
sero disegnate ed incise , rendendone testimo- 
nianza una sua lettera originale scritta al no- 
stro Signor Callani il giorno ia di Gennajo 
del 1791 , ove diceyagli; <S, A. i?.> e suo de- 
gno Ministro sono convenuti con me di fare in- 
cidere da Volpato e Morghen i bei Putti di 
Correggio , ch'esistono in un Convento di 



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' *9 

Monache costì * come lei sa . Bisogna però 
fame le copie a olio o a pastello , ed io ò 
proposto, che se ne dia /’ incarico a lei, co- 
me unico costà capace di eseguirlo bene. Si 
è ritardata l’ esecuzione del bel pensiero , 
ma forse perchè meglio debba poi riuscire: 
giacche avendo, per un applauditissimo pro- 
getto del Monistero di San Gioanni Vangeli- 
sta, cui l’ illuminatissimo e dotto P. Abate 
Don Andrea Mazza presiede, incominciato ad 
incidere le Opere del Correggio esistenti in 
Parma col delicato suo bulino il Sig. Fran- 
cesco Rosaspina , esser potrebbe , eh’ egli a- 
vesse agio , come si desidera , d’ impingua- 
re la messe con queste bellissime invenzioni . 
Ed ecco perchè negli Scritti di Mengs non 
rimanesse fatta menzione della Stanza dipin- 
ta dal Correggio nel Monistero di San Pao- 
lo; ecco dimostrata l’ innocenza di un tal 
silenzio , e come invano se ne sia preso ar- 
gomento di dubitar per sino del latto . 

Discendiam ora a vedere in qual mo- 
do siasi recentemente riconosciuta la Pit- 
tura elegante , a darne una descrizione 
meno inesatta , e ad esaminare per ordi- 
ne di chi, ed in qual tempo fosse esegui- 
ta . Un generoso disdegno mosso pel Dialo- 
glietto commemorato nell’animo del Signor 



20 

Antonio Ghidini onoratissimo negoziante di 
Parma, fu la cagion felice delle nuove intra- 
prese ricerche. Egli, che in altri tempi per 
un fortunato accidente trovato si era nel 
Monistero, ed osservando la dipinta Camera, 
l'aveva pel 6uo naturai genio ravvisata de- 
gnissima del Correggio , si adoperò perchè 
fosse data la facoltà di visitarla a quattro 
Valentuomini, che il loro giudizio impar- 
zialmente ne proferissero . Furono questi il 
prelodato Signor Gaetano Callani, la cui 
bravura in dipingere , e in travagliar di pla- 
stica non è sol nota fra noi, ma in Milano, 
in Roma, ed altrove-, il Signor Biagio Mar- 
tini elegantissimo ed ingegnoso Pittor Par- 
migiano; il Signor Francesco Vieira Pit- 
tor Portoghese non men colto e ferace , ve- 
nuto a Parma per istudiare e copiare il Cor- 
reggio, i quali due un giorno prima del loro 
ingresso colà, accadendo la funzione della 
solita distribuzione de’ premj ai concorrenti 
di Pittura, Architettura, Plastica, e Dise- 
gno, erano stati dalla Reale Accademia no- 
stra acclamati Accademici Professori Aggiun- 
ti ; ed il mentovato Signor Francesco Ro- 
saspina rinomato Incisore, ed Accademi- 
co dementino di Bologna, come colui, 
che impiegando, qual già dissi, al preseu- 



ai 

te il suo egregio bulino per darci una se- 
rie di stampe delle cose del Correggio , era 
ben meritevole di essere a questa impresa 
trascelto. Eglino adunque, ammessi nel Mo- 
nistero il giorno sestodecimo di Giugno del 
presente anno circa le ore otto della matti- 
na , si diressero incerti alla nota Stanza. Ma 
al primo entrarvi, qual chi dalle tenebre 
passi d’improvviso ad una vivida luce, ri- 
masti attoniti e senza voce , stettero -miran- 
do la gran Volta, le Lunette, il Fregio, il 
Cammino quasi estatici, e fuori di se mede- 
simi . Poscia il guatarsi l’ un l’ altro con oc- 
chi per maraviglia inarcati, l’esclamare di 
non aver mai veduto cosa più bella, il dirla 
non del Correggio , ma di un Angelo del 
Paradiso , fu sfogo della scossa uniforme ec- 
citata da quel miracolo deli’ Arte ne’ petti 
loro. 

Mestier non era di bilanciar un giudi- 
zio , dove parlavano espressamente tutti i 
caratteri del gran Pittore . Invenzion leggia- 
drissima, piena di poetica erudizione non 
solo , ma ridondante gusto finissimo di stu- 
diata antichità, disegno esattissimo , bel co- 
lorito , esecuzion mirabile in tutte le parti , 
eran le marche infallibili dell’ inimitabil Mae- 
stro . Se la purità nelle attitudini , e la pro~ 



v 



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aa 

p rieia nelle posature al dire del Malvasia ( a ), 
furono in sommo grado connaturali al solo 
Correggio, quanto non risplendevano si rari 
pregi in quella maestosa Diana, cui ride so- 
avemente sul volto la divinità, e in tutti gli 
atteggiamenti il decoro risplende ? Se i Put - 
tini del Correggio , come diceva Annibaie Ca- 
racci, Spirano, vivono, e ridono con una gra- 
fia, e verità, che bisogna con essi, ridere , e 
rallegrarsi (A), quali più spiranti, vivi e ri- 
denti di que’ non pochi, che raggruppati e 
scherzanti in diversissime fogge sbucano , 
rientrano, e si presentano dagli ampj ova- 
ti aperti nel pergolato? Se al Corteggio non 
furono ignote le cose belle de’ Greci e de’ 
Romani , come alcun più non dubita , di- 
casi qual monumento il comprovi più del- 
le nostre Lunette , fregiate tutte di cose 
dall’ antico imitate ? Giacche non cadeva 
dunque alcun dubbio sull’ autor del dipinto, 
deliberarono gli egregj Professori d’ impiegar 
il tempo loro conceduto nel formarsene una 
viva idea, nel trarne qualche disegno, e no- 
tar in carta le circostanze , che giovar po- 

' ■ •• i 

(<j) Te/sina Pittrice T. Il P. IV pag. 78. 

(J>) Le: t ere Pittoriche Tom. 1 pag. 87. 



I 



/' 



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a3 

tevano ad una descrizion sufficiente del ma- 
raviglioso lavoro , contemplato e studiato per 
essi fino alle ore sei della sera * 

E qui già veggo il mio leggitor ansiosis- 
simo di sentirsi narrar a minuto come sia 
rappresentata quella Diana , come stieno que’ 
Puttini nel pergolato , quali belle cose ci 
mostrino le memorate Lunette , ed il Fre- 
gio. Fa però d’uopo frenar ancora per poco 
il desio , avendosi innanzi tutto a parlare 
dell’Appartamento, di cui è porzione la 
nostra Stanza ; onde risultando quanto sia 
falso , che questa fosse una volta abitatone 
di un qualche Signore, siccome il Ratti pen- 
mq, veggasi doversene la struttura, e il bel 
dipinto alla cura di una Badessa quant’ogni 
altra magnifica , ben degna di aver elogio 
ed applausi nella Storia delle Arti . 

E’ però necessario premettere , che le Ba- 
desse de’ Monisteri erano anticamente perpe- 
tue , e che amministrando quasi dispoticamen- 
te l’entrate, di cui liberali già furon loro i 
fondatori, vivevano fra lo splendore, ed assai 
più dignitosamente , che ora non fanno . Il 
loro spirituale e tempora! dominio di Chie- 
se, Corti e Castelli, l’autorità di giudicare 
le persone al Moneterò soggette , conceduta 
singolarmente a quelle di San Paolo dall’ Im* 



4 » 



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a 4 

perador Federigo II (a), ed altri privilegi 
le rendevano assai rispettabili . Se questi sa- 
cri recinti la fondazione riconoscevano da 
principesche persone, qual era quello di S. 
Alessandro , o se da qualche Capitolo erano 
stati eretti , come l’ altro di S. Quintino ; 
se per avventura avevano ottenuto di sog- 
giacere immediatamente alla Sede Apostoli- 
ca , come permise al nostro sin dal 1 1 87 Papa 
Gregorio Vili ( b ), indipendenti si vantavan 
dai Vescovi; onde per lo più vi entrava , di- 
ce il Muratori, la superbia e la troppa liber- 
tà (c) . L’ Ecclesiastiche Leggi più volte con- 
dannarono i nati abusi ; ma tutti non si po- 
terono togliere. Quindi, giacche il giunger ai 
grado di Badessa era lo stesso che divenir 
Signora, gagliardi impegni nascevan sovente 
nelle elezioni, leggendosi nell’ Istrumento 
6teso allorché quel di S. Paolo fu messo a 
clausura , quod in diHo Monasterio propter 
elechoncs Abbatissarum dicli Monasterii , ten- 
dentibus in diversa vota Monialibus , <S* ea- 



(*) Veggasi la nostra Storia di Parma Tom. Ili 
Appendice N. XL 1 X pag. 348. 

(/>) Ivi Tom. II Append. N. C. pag. 396. 

(e) Dissertazioni sopra te Antichità hai- T. Ili 
Diss. LXVI pag. 2JJ . 



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I 



a5 

rum consanguineìs & amicis , discordix & ri - 
xx sxpenumero evenerunt (a). Quindi le elet- 
te , predominate bene spesso da spirito di 
partito , avvolte si ritrovavano nelle civili 
fazioni; e però al tempo della tirannide di 
Ottone Terzi, esiliata tutta la parte de’ Ros- 
si , anche la Badessa di San Paolo Maristel- 
la degli Aldighieri fu sforzata a rifugiarsi a 
Verona, come mostrai nella Vita della Bea- 
ta Orsolina (6). 

Si premetta del pari , che sebbene pe’ 
disordini , e per le inosservanze continue 
de’ Monisteri non clausurati avesse la Co- 
munità di Parma nel darsi alla ubbidien- 
za della Sede Apostolica supplicato il Ponte- 
fice Giulio II, e il successore di lui Leone X 
a costringere tutte le Monache di Parma a 
ricevere la clausura (c) ; ciò non ostante e 
per la ripugnanza delle Monache schive di 
un legame non incontrato nel loro ingresso, 
e per essersi elleno , come appare , sottratte 



(<*) Rog. di Galeazzo Piazza , e di Girolamo Bale- 
stra 28 Agosto 1524. 

(£) Pag. 42. 

(c). Vid. Capitala , Indulta &c. concessa per SS. 
Rom. Pont. Magnif. Communi t. Parma edita ann. 
fol. II 1 I & IX . 



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2.6 

alla dipendenza episcopale in vigor de’ Pri- 
vilegi Papali ed Imperiali riportati in ad- 
dietro , sino a non vedersi mai alle Accetta- 
zioni e Professioni delle Monache, ed a si- 
mili altri Atti intervenire nessuno , che rap- 
presentasse la persona del Prelato; e final- 
mente per la licenza nuovamente nel paese 
introdotta, allorché la Corona di Francia, ri- 
cuperato lo Stato di Milano, volle di bei 
nuovo predominare questa Città , non fu pos- 
sibile ottenere un intento sì pio e salutare 
in San Paolo, se non se l’anno 1024. 

Aggiungasi, che in tale stato di cose , vivendo 
le Badesse quasi secolarescamente, e dando be- 
ne spesso luogo ne’ petti loro all’ ambizione ed 
al fasto , studiava d’ ordinario ciascuna a di- 
stinguersi con qualche opera , onde perpetuar 
il suo nome. Donna Cecilia Bergonzi Bades- 
sa in San Paolo cingendo il Monistero di 
alte mura nel 1494, esposta ne volle a pub- 
blica vista l’incisa memoria verso il così det- 
to terraglhtolo colle armi sue . Anche in più 
luoghi della interna fabbrica da lei rinnova- 
ta e ristorata dette armi si scorgono , e ma- 
gnificato leggesi il nome dì lei in un distico 
latino inciso sopra una pietra, or? negletta, 
e adoperata a selciar il pavimento fuori del- 
la porta, che guida al giardino, il qual dice: 



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2 7 

Ccecilia Antistes nulli virtute secunda 
Fecit, Bergon^ce gloria magna Domus . 
Venutale appresso Donna Orsina dello stesso 
rasato , rifabbricata probabilmente la Chiesa , 
che , giusta il costume antico , aver già dovea 
la fronte volta all’occidente, invitò Ales- 
sandro Araldi egregio Pittor Parmigiano, di 
cui ci restano varie tavole di buona maniera 
antica, e singolarmente una Vergine an- 
nunziata dall’Angelo nella Chiesa del Car- 
mine assai bella , a dipingerne il Coro . In- 
trapx'esa appena quell’Opera, venn’essa a 
morte il giorno 2$ di Aprile del i 5 oy; e 
tosto per unanime consentimento di voti 
eletta fu a succederle Donna Gioanna da 
Piacenza figliuola del Signor Marco da Pia- 
cenza Nobile Parmigiano , e di Agnese Ber- 
gonzi, la quale tolta ai Gariinberti l’ammi- 
nistrazion de’ beni lasciata da Orsina in loro 
balla, ed affidatala al Cavaliere Scipione Mon- 
tino dalla Rosa cognato suo, diede origine 
ad una feroce inimicizia tra i Gariinberti ed 
il Cavaliere, cresciuta a (al segno, e da Ce- 
sare da Piacenza fratello di lei fomentata per 
guisa , che dopo una finta pace contratta il 
dì 28 di Gennajo del i5io, fu a’ 22 di Lu- 
glio dell’anno stesso per opera di Scipione e 
di Cesare , anzi coll’ intervento di ambidue , 



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28 

trucidato Gianfrancesco Garimberti Commes- 
sario delle Tasse in casa del Conte di Ca- 
jazzo ; dal che vennero in seguito disordini 
assai , non senza molestia del Monistcro , 
che , oltre all’ essere stato allora visitato dai 
ministri della giustizia, persuasi di ritrovarvi 
i complici del grave delitto , temendosi un’ 
altra volta nel i5i6, che vi si fosse rifugia- 
to il detto Cavaliere Scipione , cercato fu 
tra le notturne tenebre dal Conte Francesco 
Torello Governatore della Città , che ne 
sforzò le porte, recandovi dontro confusione 
e spavento , siccome imparo dalla Cronica di 
Leone Smagliati allora vivente, che scritta 
a penna presso di me conservo . 

Ora questa Badessa , che non la cedeva 
a verun’ altra in magnificenza , fece pri- 
ma all’ Araldi continuar le Pitture del Coro, 
dove rappresentò l’ultima Cena di Gesù Cri- 
sto, la sua cattura nell' Orto, e gli altri mi- 
steri dell’umana Redenzione, ponendo per 
tutto le armi e il nome di lei , come si vide 
fino a’ dì nostri , ne’ quali avendo la fabbri- 
ca patito moltissimo , e dovendosi ristorare , 
conservar non si poterono i dipinti di quel 
buon Maestro. Volle poscia ornar il Coro 
medesimo di eleganti Sedili , dandone carico 
a Luchino Bianchino da Parma celeberrimo 



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2 9 

intagliatore , che aveva già nel x494 lavorato 
le belle Porte del nostro Duomo, su cui la- 
sciò di sè stesso memoria ; e volle che parte 
ad intaglio , parte a bei lavori di tarsia ese- 
guisse l’ Opera , segnata pur anche de’ nomi 
della Benefattrice magnanima, e dell’ Artefi- 
ce valoroso. Nell’ accennata Cronica dello 
Smagliati compiuti si dicono questi lavori di 
pittura e di scarpello entro Panno i5io. 
Ciò ottenuto, volse ella il pensiero ad una 
grandiosa fabbrica per abitazione sua pro- 
pria, consistente in un gran Salone a terreno 
lungo trentadue braccia e largo sedici , ri- 
dotto presentemente ad uso di Refettorio, 
cui venivano appresso due Camere gran- 
di , un picciolo Gabinetto , un Camerino , 
e un’ altra Cella a, uso di Oratorio. A lato 
di detto Salone e dette Camere volle una 
Loggia o Portico ben magnifico , da cui pi- 
gliassero lume tutte le finestre dell’Apparta- 
mento, facendo porre dovunque, cioè nelle 
volte , cammini , uscj e finestre , e nelle 
colonne tutte di pietra delle nostre cave di 
Serravalle , il proprio nome colle armi sue 
gentilizie consistenti in uno scudo bandato 
di tre mezze lune con un Pastoral per ci- 
miero; e collocata volendo poi nel muro, 
che guarda il giardino , al di sopra delle 




3o 

finestre del Camerino e dell’ Oratorio , la se- 
guente Iscrizione : 

JOANNA PLACENTIA 
ABB. INSTIT. OPTIMIS 
ANTIQVIORA NON NE- 
GLIGENS AD PERPETVI- 
TATEM LYCYLENTIORE 
APPARATV COENOBIVM 
EREXIT NOVIS TECTIS 
INDVCTIS AMPLISS. 

A dimostrar edificato da lei, e per abitazio- 
ne sua propria quest’ ampio Appartamento , 
sien prova ancor più chiara le parole usate 
nell’ accennato Istrumento della eretta clau- 
sura , ove a lei riserbate si vollero finche 
campava habitationes , 6- loca nova fabricata 
per ipsaru Dominam Abbatissam ' in diclo Mo- 
nasteri, videlicet unus Salonus , seu Sala ma- 
gna a terreno super cancpa , cura duobus ca - 
meris eidem Salono adhxrentibus , ac orato- 
rio, & lodia a terreno existente ante dì- 
cium Salonum , cameras , & oratorium, ac 
camerino adhxrente diclis camcris , Comunque 
per un uscio turato veggasi ora tolta la 
comunicazione tra la prima Camera vicina 
al Salone , e P altra dal Correggio dipinta , 
io seguirò a considerare tutto l’ Appartamen- 
to giusta F antica primiera disposizione . 




3i 

' Avutosi l’ingresso pel Salone, oggi Re- 
fettorio , sopra il cui uscio si legge inciso il 
detto NEC TE QVJESIVER1S EXTRA , si 
passa alla prima Stanza , che offre all’ ap- 
pressarvisi il motto GLORIA C.VIQVE SVA 
EST. Questa à la Volta dipinta di antica 
foggia , come dirò . Avvi pure un cammino 
di vecchio intaglio col verso del Salmi- 
sta : TRANSIVÌMVS PER IGNEM ET 

AQVAM ET EDVXISTI NOS IN RE- 
FRIGERIVI!, e l’anno MDXIIII ; dalla 
qual epoca , e dal qual detto s’ interpre- 
ta chiaramente il vanto fastoso datosi dalla 
Badessa di aver superato i contrasti a lei 
mossi da chi due anni addietro aveva intra- 
preso a levar ordini papali , onde il Moni- 
stero si riducesse a clausura . Di qui avcvasi 
già il passaggio alla seconda Stanza renduta 
inapprezzabile dal pennello del Correggio , e 
vi si avrebbe tuttavia riaprendosi l’uscio tu- 
rato, su cui sta scritto; DII BENE VOR- 
TANT, preghiera pagana atta per se sola a 
farci conoscere diretta la Badessa in queste 
sue imprese da persone dotte , ma soverchia- 
mente profane , Non vi à muro , che vieti 
al pensiero di penetrarvi. Eccoci in essa. Il 
cupid’ occhio raffrenisi, e legga prima j^ll’ 
uscio aperto verso il Gabinetto l’ abusata 






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3a 

sentenza OMNIA VIRTVTI PERVIA , che 
abbastanza conferma l’ animosità di Gioanna 
nel protestarsi di voler libero a qualun- 
que virtuosa persona l’ ingresso al Moni- 
stero, ed alle proprie stanze. L’adagio 
poi di Pitagora IGNEM GLADIO NE FO- 
DIAS inciso sul contrapposto cammino dov’è 
dipinta Diana, spiegato che sia secondo la 
dottrina di Paolo Manuzio (a) e dell’ Alcia- 
to (6), altro non è che un amaro sarcasmo 
contro i zelanti oppositori , avvertiti con es- 
so a non prendersela con chi più può, ed a 
non esigere a forza quanto non vuoisi loro 
accordare. Dal Gabinetto contiguo si passa 
al Camerino , la cui soffitta , egregiamente tra- 
vagliata in legno , porta nel cornicione otto 
brevi detti metà greci, metà latini, alcuni 
de’ quali sanno troppo di gentilesco, ed al- 
tri pajono diretti a mordere , non men che 
i riferiti , gl’ insinuatori della clausura (c) . 



(a) Adagia col. sj. 

(è) Syntagma de Symbolis ante Eniblem. pag. XLIX. 
(e) Gentileschi sono certamente SIC ERAT IN FA- 
TIS , e JOVIS OMNIA PLENA ; e mordaci i due 
greci IQHNTE Kàl IIAANHN, E schiamazzo ed 
errore: H ENI IIANTA H ENIKAQ, O tutto a 
un solo, o ch'io la rompo ; di cui b più moderato l’al- 
tro latino SVA CVIQVE MIHI MEA . 



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33 

Il Virgiliano però ERIPE TE MORAE 
collocato sopra un luogo', dove potevasi un 
letticciuolo disporre , fa credere destinato 
esso Camerino per la Commessa eletta dal- 
la Badessa a suo servigio , eccitata con si- 
mil detto alla vigilanza , e al sorger per 
tempo dal pigro sonno . Dal Camerino viensi 
all’Oratorio, e da esso rientrasi nella bella 
Stanza cagion delle nostre ricerche. Tal è 
il nobile Appartamento, ch’edificavasi, come 
si è rilevato, nel i5i 4 P er Badessa Gio- 
anna . 

Se dell’ Architetto si cerchi adoperato 
da lei in questa fabbrica , lo imparere- 
mo agevolmente da una Usta di certe 
misure di muri , volte , selciati , scale , © 
stabiliture verificate il giorno 18 di Di- 
cembre del i52i da Lorenzo Bonello pub- 
blico Agrimensore , inserita nel più vec- 
chio libro di spese del Monistero (a), che 
c’ istruisce esserne stato Mastro e Diret- 
tore Giorgio da Erba , molto a’ suoi gior- 
ni accreditato, e meritevolmente lodato nel 
manoscritto Compendio delle cose di Parma 



(4) Questo Libro più vecchio delle spese comincia 
unicamente dal i j 25 . 



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J 4 

di Angelo-Mario suo nipote , che impie- 
gato lo dice da Principi e da Papi in ope- 
re assai magnifiche . Gli ornamenti intaglia- 
ti in pietra , e le ben travagliate colonne 
non dubito punto, che opera non fosse- 
ro di Francesco d’ A grate abilissimo Scap- 
pellino figliuolo di Maestro Antonio anch’o- 
gli peritissimo dell’arte medesima, e della 
fa miglia , a mio credere , onde usci Marco 
<1’ Agrate Scultore della statua di San Bar- 
tolommeo nel Duomo di Milano, su cui 
si legge: 

Non me Praxitelcs , sed Marcus finxit Agrates . 

1 Abitavano gli Agrate nella Vicinanza di San 
Sepolcro, e fecero in Parma assai lavori, 
e singolarmente Francesco, impiegato anche 
negli anni appresso dalle stesse Monache 
di San Paolo, giusta i libri delle spese ri- 
mastici . 

Descrittala fabbrica, e riconosciutane l’Au- 
trice, dimostratasi abbastanza ne’ riferiti mot- 
ti di animo franco e superiore, non dirò al 
sesso , ma eziandio a que’ ritegni , che l’ istitu- 
to e la profession sua richiesto avrebber da 
lei ; e veduto pur anche la naturai vaghez- 
za e buon gusto suo nello sciegliere tra gli 
Artisti sempre i migliori , non avrem più 
mestieri di andar cercando a chi si debba il 



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35 

pensiero di far dipingere la parte superior 
della Camera , ove or ora ci fermeremo . Chi 
le suggerì testi greci e latini da porre in o- 
pera qua e là , tal era da saperla anche i- 
struirc, che Panfilo Maestro di Apelle inse- 
gnò col suo esempio doversi le Volte delle 
signorili Stanze animare di colorate invenzio- 
ni (a); giacche l’oro, di che soltanto si fre- 
giava n dapprima, comunque lusso e magnifi- 
cenza spirasse , atto non era a svegliar il di- 
letto , che le veraci storie , o le poetiche fa- 
vole generano in chi al vivo le osserva di- 
pinte . 

Piacquele adunque secondar sì bell’ uso 
anche assai prima che il Correggio avesse 
fuma, facendo istoriare e fregiare tutta la 
volta della prima Stanza presso il Salone, 
dove leggemmo inciso sopra il Cammino 
l’anno MDXIIII . Nessuno à fatto motto 
sin ora di questa Pittura, che per essere 
di mano antica, e molto inferiore all’altra, 
onde siamo principalmente solleciti , non 
sembrò forse cosa da tenerne gran conto. A 
me però giova di mentovarla , sì per tener 
dietro alla serie di quanto operò la Badessa 

■— ■ ■■■ -— 



(«) Plin. Hist. Natur. Lib. XXXV Cap. II * 



36 

A favore delle Belle Arti, come per far 
nota la singoiar degnazione del Reai nostro 
Sovrano DON FERDINANDO I , che com- 
piaciutosi di entrare nel Monistero di San 
Paolo il secondo giorno di Ottobre di que- 
sto stesso anno per vagheggiare ciò , che vi 
dipinse il Correggio , in compagnia di Monsi- 
gnor Vescovo Diocesano Adeodato Turchi, 
di tre suoi Gentiluomini di Camera il Sig. 
Marchese Francesco Maria Mosca Barzi di 
Pesaro , il Sig. Marchese Filippo dalla Rosa 
Prati nostro Accademico , ed il Signor Con- 
te Niccolò Scutellari , dcgnossi d’ invitare a 
seguirlo i prelodati Signori Callani, Mar- 
tini , Ghidini , e me con essi , che per simi- 
le immortai grazia potei cogli occhi pro- 
prj , e con mio sommo diletto veder il tutto r 
e cosi più francamente dispormi a dar li- 
ne al mio intrapreso Ragionamento. Questa 
prima Pittura parve al Signor Callani ed a 
me lavoro dell’ Araldi , singolarmente nelle 
Lunette , piene di rappresentazioni e figure 
simboliche trattate per quel tempo con a- 
more ed eleganza. Se alcuno la volesse di 
Cristoforo Casella , detto il Temperello , io 
non mi opporrei . Fiorivano ambidue ad un 
tempo, e fama ottennero di buoni Mae- 
stri. La Volta è tutta un rabesco di Put- 




lìtizQfJJjy 



tini , Animali , e fogliami con certi qua- 
dretti ed ovatini qua e là, dove a pic- 
cole figure si rappresentano 9torie sacre e 
profane . In diversi scudetti stanno le Armi 
delia Badessa dipinte ; onde non cade dub- 
bio , che terminata appena la fabbrica , ella 
medesima non pensasse a farla adornare da 
chi più abile si riputava tra i Professori . 
Ma eccitatosi frattanto il grido in Lombar- 
dia di Antonio Allegri , veramente Principe 
de’ Pittori Lombardi, non tardò ad invo- 
gliarsi di rendere ancor più ricco e memo- 
rabile il suo Appartamento con far dipinge- 
re a lui P altra Stanza . Poco a noi cale , che 
le notizie manchino del come lo invitasse, e 
delle offertegli condizioni. Il dipinto parla 
da se , e manifestaci , eh’ ei la servi da suo 
pari . 

I soli contorni toltine già colla matita dal 
Signor Martini , alcuni sbozzetti ombreggiati 
trattine dal Signor Vieira , la Diana copiata 
da ambidue e dal Signor Rosaspina , e il 
tutto insieme riunito poi in cinque fogli ele- 
ganti dallo stesso Signor Martini a com- 
piacenza del Signor Ghidini , mi aveva- 
no già, com’io credeva, bastevolmente ren- 
duto capace a descrivere si bella cosa. Ma 
quando mi avvenne di pascerne gli occhi 



38 

miei, m’accorsi non bastar lingua a spiegar 
la millesima parte di sì leggiadra composi- 
zione . Ne dirò tuttavia qualche cosa , prote- 
standomi però di conoscere, che il meglio 
noi posso, nè lo so dire. Eccoci in faccia al 
Cammino, ed ecco sulla cappa di esso, non 
già sulla volta , come il Ratti s’ immaginò , 
starsi dipinta la bellissima Diana , quale ce 
la descrisse Claudiano, allorché dopo averci 
disegnata Pallade, così disse di lei: 

Mcn fera assai, ma piu leggiadra e bella 
Diana era , che in lei gli occhi e le guance 
Parean di Febo ; lo splendore e'I sesso 
. Sol chi fosse di lor scoperto avrebbe . 

, Le ignude braccia di condor celeste 
Splendeanle , e sparsi dalle spalle al seno 
Schermando se ne giano i capei sciolti . 

V arco allentato , e le quadrello al tergo 
r Pendeano , e da due cinti ben ristretta 
La sottil veste con minute falde 
Fin sotto le ginocchia discorrea (a) . 

A questa Divinità .diedero gli antichi Mito- 
logi le armi d’ oro, e sopra un cocchio pur 



(a) De Rape. Proserp. Llb. II . Questo passo di 
Claudiano viene cosi traslatato dal Cartari lmmag. 
degli Dei pag. 5» 2 . 




d’oro tirato da bianchissime cerve la collo- 
carono ; onde Callimaco nell’ limo suo ebbe 
a cantare: 

O Partenia Diana , o domatrice 
Di Ti\io , tu la fascia , e l’armi d' oro r 
E d’oro avevi il cocchio , e tu mettesti , 

O Dea , purd’ oro alle tue Cerve i freni (a) . 
Quindi il Correggio avendola rappresentata 
appunto come il Poeta Latino ce la dipinse, 
volle col Greco sul bel cocchio mostrarcela 
in atto di ritornar dalla caccia, come persua- 
de il teschio dell’ ucciso cervo recato da uno 
degli Amorini , di cui or ora farem parola . 
Bello è l’osservare la giudiziosa collocazione 
di figura cosi gentile, non già qual grave 
persona , ma veramente come Divinità tut- 
ta lieve, e quasi per propria virtù soste- 
nentesi sopra il bel Carro, in atteggiamento 
il più dolce , che immaginar mai si possa , 
e nel più rapido movimento eccitato dalle ve- 
locissime cerve, di cui non si veggon che i 
piedi posteriori appuntati presso le ruote , 
togliendo l’ angolo della cappa , in cui ri- 
stringesi il quadro, di veder il restante. In 



(a) Cosi traduce il chiarissimo P. Professore Pagni- 
m nelle magnifiche Edizioni Bodoniane. 



4 ° 

verità se il Gorreggio nelle altre Opere sue 
mostrò di essere divenuto si gran Maestro 
collo studio solo della natura, qui fé’ cono- 
scere di aver appreso a dipingere le intellet- 
tuali bellezze dalla lettura de’ Greci , e de’ 
Latini Poeti . 

La Volta si erge sopra un giro di sedici 
Lunette a quattro per facciata, sorgendo fra 
le medesime altrettanti costoloni, che sino 
al centro di essa Volta elevandosi, e termi- 
nando ad un rosone dorato, entro cui è scol- 
pita di nuovo l’Arme della Badessa, la com- 
partono in sedici nicchie arcate , larghe sul 
6emicircolo delle Lunette, e terminanti a pun- 
ta presso il rosone indicato . Sotto dette 
Lunette gira attorno la Stanza un Fregio 
assai elegante , per cui allo spuntar di ogni 
costolone sostenuto da certi dorati fogliami 
di quercia a rilievo , rappresentò il Dipintore 
una mensola , da’ cui ambi i lati sporgono 
due bellissime teste di Caprone , fra le qual* 
è intreccia e passa su tutto il giro del Fregio 
una larga fascia , o quasi tovaglia , che ne* 
suoi seni sul sottoposto corniciamento obbliga 
c sospende alcune anfore, bacini, piattelli» 
e simili vasellamenti di vario metallo al natu- 
rale dipinti con varia e bene intesa armo- 
nia , pe’ quali sarei propenso a dedurre es- 






sersi voluta servir la Badessa di questa Stan- 
ca ad uso di Cenacolo , si perchè , al dir© 
del Calepino, pars superior cubiculi , & coena- 
tionis concava variis adornari solet sculpturis 
& coloribus (a) , come altresì perchè dell’ a- 
ver la nostra Donna Gioanna avuto tavola 
separata reca indizio la particolar cucina , la 
privata cantina, e gli altri comodi che go- 
deva quando fu iustituita la clausura, e che 
lasciati le furono acciò morisse contenta • 
'l'ondeggiano al di sopra del Fregio le Lu- 
nette rappresentate a nicchj contornati di un 
giro di picciole conchiglie , cui stanno avanti 
figurate a rilievo in chiaroscuro diverse figure 
imitanti le antiche forme Greche e Romane, 
quali si veggono ancora ne’ marmi e nelle 
Medaglie de’ vecchj tempi , che lume pi- 
gliando dalle finestre di sotto in su, gittan- 
si F ombra superiormente all’ indietro . 

E qui è dove costretto sembra l’uman 
giudizio a romper fede agli antichi Scritto- 
ri , franchi nell’ affermare , che il Correggio 
non vedesse mai Roma , emporio della vene- 
rabile antichità ; mentre in queste sedici Lu- 
nette abbiamo altrettante prove della sua 



0») Verbo Laqueari*: . 



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4 a 

gran conoscenza dell’ antico , infinitamente 
più certe e migliori di quelle dodici, che 
si vantava di aver unite, il P. Sebastiano 
Resta Prete dell’Oratorio, impegnato prima 
di tutti a persuader il Mondo , che non po- 
tesse il Correggio esser divenuto sì grande 
senza aver prima viaggiato a Roma (a). Ecco 
rappresentate circa all’altezza di un braccio 
figure di antico preciso disegno, vestite di 
leggerissimi panni , ornate di simboli e 
jeroglifici della religione pagana , spiranti 
la semplicità, la grazia e il decoro sì fa- 
miliare agli Artefici degli aurei secoli. Qua 
miri aprirsi il Tempio di Giove; là una Sa- 
cerdotessa in piedi sacrificar sopra un’ Ara ; 
altrove un uomo tenere nella sinistra un cor- 
nucopia , mentre sopra altro altare versa col- 
la destra ai sommi Numi l’odorato liquore. 
Da un lato ti si presenta una Vestale con una 
colomba nella destra simbolo della castità ; 
dall’ altro ne scorgi una simile con un bambo- 
lin tra le braccia, figura di Giove pargoieg* 
giante nudrito da Vesta . Vedi da una parte 
una Donna col cornucopia nella sinistra, un 
timone nella destra, e un globo ai piedi, co- 



fa) Resu Indice del Parnaso dei Pittori. 

A 






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me gli antichi rappresentarono la Fortuna; 
quinci altra Donna sedente , che à spiche 
nelle mani , e un cesto di frutti a’ pie- 
di, ove ti sembra effigiata veder l’affluen- 
za de’ beni; quindi un Vecchio sopra una 
sedia pacificamente sdrajato , in cui par 
espresso il simbolo della tranquillità ; là un 
bel Fauno , che suona una buccina ; costà 
le tre Grazie ; colà le tre Parche , ed altre 
simigliami figure di taglio, di simmetria, di 
gusto del tutto antico. Tu esclami tosto, 
che in Roma soltanto ebbe il Correggio a 
concepir idea di cose tanto leggiadre . 

Io però, sempre alieno dallo stabilir fatti 
dai coetanei , o quasi coevi Scrittori espres- 
samente negati , sentendo Ortensio Landi 
affermar del Correggio, che morì giovane 
sen^a aver potuto veder Roma (a), e confer- 
mar lo stesso Giorgio Vasari tanto infor- 
mato delle Vite de’ Pittori, ih quale, ben- 
ché possessor fosse di varj suoi disegni ori- 
ginali con diverse fantasie di sacrifiy alt an- 
tica , ci assicura di non essere mai egli 
uscito di Lombardia (A)., dirò, che se tali 



(а) Landi Cataloghi Lib. VI pag. 498. 

(б) Vita di Antonio da Correggio. 



44 

figure si vedessero a colori dipinte , come 
le rappresentò Rafaello, dopo averle, al ri- 
ferire di alcuni , osservate cosi espresse nei 
vecchj encausti delle sotterranee fabbriche 
di Roma antica , sarei disposto a concedere 
al Padre dalla Valle, che tra il i 5 iy e il 
1519, in cui per osservazione del Tirabos- 
chi non trovansi Pitture del Correggio con 
certa data , avesse questi potuto nascosta- 
mente visitare quella eccelsa Metropoli , ed 
imparar dalle opere di Rafaello come si co- 
lorissero si fatte antichità; confessando an- 
cor io di buon grado , non essere stato age- 
vole apprenderlo in quella età fuor di Ro- 
ma . Egli però rappresentolle a semplice 
chiaroscuro , senz’ altro bisogno di aver 
conosciuto P antico , fuorché per lo studio 
comunicatogliene dal Mantegna suo Maestro , 
come porta opinione il Winkelmann (a) , 
( se pure di alcun Mantegna fu mai e- 
gtf discepolo, di che si disputa ancora ) 
o forse meglio per averlo attentamente os- 
servato sui bronzi , sui marmi , sui cam- 
mei, e meglio sulle Medaglie, delle qua- 



(«) Storta eìelP Arti Jet Disegno T. I Lib. I cap. j 
pag. j 8 dell’ediz. Romana. 



45 

li non era penuria in Lombardia , nè in 
Parma , dove tanto cominciò egli a distin- 
guersi per 1’ arte sua . In fatti quando mori 
nel i5i8 Taddeo Ugoleto Poeta Parmigia- 
no , grande Antiquario , e già Bibliotecario 
di Mattia Corvino Re di Ungheria , trova- 
ronsi ne’ suoi scrigni dugento sessantasei an- 
tiche Medaglie d’ argento di mistura e di 
rame , varie corniole e cammei , come dall* 
Inventario delle sue cose da me recente- 
mente trovato rilevasi (a) . Avevan qui pu- 
re Musei di Medaglie Bernardo Bergonzi , 
e Giorgio Anseimi, come nelle Memorie lo- 
ro ò già dimostrato (£) ; e di Medaglie , e 
di simili antichità raccoglitori erano i Pra- 
ti, i Bajardi, ed altri valorosi uomini Par- 
migiani . Che più ? Le nostre Monete battu- 
te l’anno i5aa colla immagine della Vit- 
toria dalle Medaglie tratta pe’ bravi nostri 
Orefici e Zecchieri Fratelli da Gonzate (c). 



(a) Inrentario de’7 Giugno 1518 inserito in Istru- 
mento degli 1 1 di Settembre a rogito di Galeazzo 
Piazza . 

(£) Memorie degli Scritt. Farm. T. Ili pag. zio, 
T. IV pag. S 8. 

(e) Vedi la nostra Zecca Farm, illuttr. Lib. II cap. 
Il pag. iji. 



<1 



V 






46 

mostrano ad evidenza, che qui non solo si 
conosceva , ma s’ imitava pur anche lo- 
devolmente l’antico. Vi si addestravano ad 
un tempo i nostri Bonzagni , divenuti poscia 
sì celebri nel contraffar le Medaglie, che, al 
dire del dottissimo Enea Vico, chi non era 
ben pratico , ne rimaneva facilmente ingan- 
nato (a) . Ora il Correggio , instituito sì bene 
dalla natura , e dotato di tanto ingegno , 
quanto dalle sue opere tutte risulta , ben 
potè dalle sole Medaglie da lui vedute , e 
per altri somministrategli, ampiamente rac- 
cogliere le invenzioni trasferite in queste Lu- 
nette , consigliato probabilmente dal nomi- 
nato Giorgio Anseimi Letterato e Poeta ec- 
cellente , che tener doveva nel Monistero 
di San Paolo molta familiarità per una sua 
figliuola ivi consecratasi nel i5i8 a servir 
Dio sotto il legame de’ sacri voti. Se è ve- 
ro quanto scrive il Lomazzo, che il Cor- 
reggio ad imitatoti d' Apel/e invitava gli al- 
tri d' ogni ora a notare e riprendere le sue 
pitture , come che fossero eccellentissime , e 
mirabili (A), chi non immagina tosto, che 
non essendo allora il Monistero , come ve- 



('*) Vico Delle Medaglie Lib. I pjg. 2$ . 
(£) Idea del Tempio della Pittura cap. ji . 



i 




47 

demmo, alla clausura soggetto pur anche, 
avrà egli stesso chiamato sovente chiunque 
s’intendeva di antico sui palchi , onde trar- 
ne consiglio ? 

Tal cosa in fatti in una di queste Lunette 
mirasi espressa , che nè da Romane immagi- 
ni , nè da Medaglie , eh’ io sappia , toglier 
potevasi ; ma conveniva impararla unicamen- 
te dalla lettura di Omero fatta per lui , o 
suggeritagli dall’ erudito grecizzante sogget- 
to , che la Badessa diresse in tutta 1’ Opera 
del grande Appartamento . Ecco là una 
Donna tutta ignuda , legate le braccia so- 
pra del capo', ed appesa con una fune dall’ 
alto , sforzata a tener il corpo stirato e 
penduto in aria per due gravi incudini d’ oro 
con duro laccio a’ suoi piedi raccomandate . 
Credo , che avendo voluto il Pittore per gli 
altri simboli gentileschi adombrare la sorte 
e i doveri delle sacre Vergini ricoveratesi al 
Chiostro , intendesse con questo di significa- 
re il castigo sovrastante a coloro , che di- 
mentiche delle giurate promesse deviasse- 
ro mai all’ errore . Conciossiachè nel quin- 
todecimo della Iliade udiamo Giove a- 
dirato contro Giunone minacciarle aspri ca- 
stighi , e ricordarle il già riportato una 
volta , quando nella descritta guisa io 



* 8 . . . t 

presenza degli altri Dei giù la sospese dal 

Cielo : 

Non ti sovvien quando dall'alto impesa 
Strette tenesti a piè due gravi incudi , 

Con laccio d' or le man legata e presa , 
Che scoter non potevi i membri ignudi , 
Nè alcun de' Dei ti potea far difesa (a)? 
Siccome adunque da cotale figura , benché 
di tutte : le grazie antiche condita , non sa- 
rebbe lecito dedurre , che in Roma unica- 
mente studiar potesse il Correggio 1 ’ antichi- 
tà , cosi a me pare, che neppur le altre 
abbiano forza d’ indurci a cosi ragionare . 

Nè dica il Ratti giovatosi quivi il Correg- 
gio delle tre Grafie, di cui sappiamo essersi 
servito Rafaello d' Urbino , perchè oltre all 
aver egli potuto rilevarle dalle Medaglie di 
tante Città della Grecia commemorate dal 
Rasche (A), su le quali effigiate bellamente 
si scorgono , è cosi lungi , che le Grazie del 
Correggio abbiano somiglianza con quelle 
di Rafaello, che trattone il pensiero di rap- 
presentarle come tre belle ignude insieme ab- 
bracciate datoci dalla Mitologia, può dirsi. 



(a) Bozoli Ili ad. Lib. XV St. 4. 

(£) Rasche Lexicon uni ver jx Rei Nummarix Tom. Il 
P. I pag. 1546.